All’interno di una casa, nei pressi di Roscigno Vecchia, un paese del Cilento, si trovano quattro donne ed un uomo. Le loro vite si intrecciano e procedono tra canti, liti e organizzazione di atti di guerriglia. Ci troviamo nell’Italia appena unificata e nel deserto lasciato dallo strapotere piemontese, che ha senza scrupoli saccheggiato le casse dell’oro del regno di Napoli. L’effetto dell’unificazione ha giocato sulle vite dei cittadini un brutto scherzo; la fame la povertà e le continue umiliazioni subite da parte dell’esercito sabaudo costringono alcuni gruppi armati alla difesa del territorio. Questi stessi vengono definiti in modo improprio Briganti. Ai gruppi armati si univano più spesso di quanto si penserebbe anche le donne: le Brigantesse, appunto.
Lo spettacolo indaga la storia di alcune di queste donne, che spesso diventavano feroci capobanda del movimento, partendo da figure realmente esistite; donne di diversa estrazione sociale, che si associavano a bande armate per diversi motivi: chi perché era stata rapita, chi perché voleva lottare e quindi seguiva di sua volontà i Briganti, chi invece costretta perché rimasta sola a causa della guerra. Uno spettacolo che va a ritroso, e racconta il sud e la storia del brigantaggio da un punto di vista nuovo e potente, soprattutto in un periodo storico come il nostro, dove i diritti della donna sono spesso solo parole non seguite da un progresso concreto.